Integrazione di funzioni razionali fratte

Si supponga di voler calcolare un integrale del tipo:  

(dove N(x) e D(x) sono polinomi nell’indeterminata x di grado assegnato).

Supponiamo che: 

N(x) = anxn + an-1xn-1 + … + a1x + a0             

 

D(x) = bkxk + bk-1xk-1 + … + b1x + b0

 

I coefficienti ai e b i appartengano al campo reale e an e bk siano diversi da zero in modo da non abbassare il grado dei polinomi.

Si possono presentare tre casi: n > k, n = k, n < k  cioè grado di N(x) > = <  grado di D(x)

1.    I Caso: gr(N(x)) > gr(D(x))

 

Per poter calcolare l'integrale si esegue la divisione tra i polinomi N(x) e D(x) . 

Ricordando che: N(x) = D(x)×Q(x) + R(x), dividendo ambo i membri per D(x) si ha:  dove Q(x) e R(x) sono il quoziente e il resto della divisione. Pertanto si ha:

Esempio   Sia

 

Si noti che

 gr(N(x)) = 3 (grado del polinomio al numeratore)   gr(D(x)) = 2 (grado del polinomio a denominatore).

 

Si può eseguire la divisione:

   x+ 3x2

x2 + 1

 

-x3                 -x

x+3   ï

quoziente

  0   + 3x2   -x

 

 

        - 3x2            -3

 

 

                - -3

       ï

resto

e risulta:

e quindi :

 

2. II Caso: gr(N(x)) = gr(D(x))

 

In questo caso non si segue una regola ben definita: le operazioni da eseguire dipendono dai polinomi in gioco; è comunque possibile eseguire ancora la divisione tra polinomi.

 

Esempio:

 

3. III Caso: gr(N(x))< gr(D(x))

 

Va ricordato che il Teorema Fondamentale dell’Algebra afferma che un polinomio di grado n ammette esattamente n radici nel campo complesso; tale proprietà verrà sfruttata per decomporre il polinomio D(x) in fattori primi irriducibili.

Le radici di D(x) possono essere reali o complesse coniugate (a due a due), con molteplicità maggiore o uguale a uno.

 

Supponiamo che il polinomio D(x) ammetta la seguente decomposizione:

dove a1, ..., ak sono radici reali e i polinomi x2 +ph x + qh  corrispondono alle coppie di radici complesse coniugate.

Gli “ordini di molteplicità” sono:   m1, m2,…, mk per le radici reali,  2r1, 2r2,…, 2rj per le radici complesse coniugate  

e devono soddisfare alla seguente relazione:

m1 + m2 ++ mk + 2r1 +2r2 ++ 2rj = n  (grado di D(x)).

Per semplicità considereremo in modo differente i casi relativi a radici reali distinte, a radici complesse coniugate e i casi con radici reali o complesse coniugate con molteplicità maggiore di uno.

3.1. Radici reali distinte

 

Si cercano le radici di D(x). Il denominatore della frazione si può decomporre nel seguente modo:

Le radici: a1, ..., ak sono per ipotesi reali e distinte di molteplicità uno.

Si cerca di scrivere la funzione integranda nel seguente modo:

 

 

ove A1, A2,…, Ak sono costanti reali da determinare in base ai polinomi assegnati.

Per determinare il valore delle costanti A1, A2,…, Ak ci si avvale di due metodi distinti e fra di loro equivalenti:

 

I Metodo: Passaggio al limite.

 

Moltiplicando di volta in volta ambo i membri per x - ah (h = 1, 2, …, k), si ottiene:

Ripetendo questa operazione per tutte le radici si ottengono k limiti da calcolare separatamente:

Tale relazione deve valere per ogni scelta di h = 1, 2, …, k. Si osservi che di volta in volta al denominatore manca il termine x - ah.

 

Dal calcolo dei limiti così ottenuti, si ricava il valore delle costanti

A1, A2,…, Ak.

 

Esempio 1  Calcolare il seguente integrale: 

 

Si cercano le radici del polinomio a denominatore

 D(x) = x2 - 5x + 6 = 0   ð  x1 = 3 e x2 = 2 ð x2 - 5x + 6 =(x - 2)(x - 3)

Quindi si identifica la funzione integranda con la seguente:

Moltiplicando ambo i membri per (x - 3) si ottiene:

    ð  

Eseguendo il passaggio al limite, si ricava:

  

 

ossia: A = 6.

 

Moltiplicando ora per (x - 2) ambo i membri si ricava:

    ð  

Eseguendo il passaggio al limite, si ottiene:

ossia: B = – 5.

 

Si può ora procedere al calcolo dell’integrale:

Si ottengono così due integrali che ammettono come primitive delle funzioni di tipo logaritmico.

 

II Metodo: Mediante il principio di identità dei polinomi.

Questo metodo permette di calcolare tutte le costanti A1, A2,…, Ak in blocco, senza ricorrere al calcolo di k limiti separatamente, ma mediante la risoluzione di un sistema lineare di k equazioni in k incognite.

 

Supponiamo che la funzione integranda si possa scrivere nel seguente modo:

Si esegue la somma dei termini a secondo membro e si ricava:

È possibile eliminare i denominatori in quanto uguali. Si ottiene:

Per il principio di identità dei polinomi, si ottiene un sistema di k equazioni nelle k incognite A1, A2,…, Ak.

 

Esempio 2: Metodo alternativo per calcolare il valore dell’integrale presentato nell’esempio 1.

Si cercano le radici di D(x): (già calcolate nell’esempio 1)

x1 = 3 e x2 = 2   ð   x2 - 5x + 6 =(x - 2)(x - 3)

Quindi si cerca di soddisfare alla relazione:

Svolgendo la somma al secondo membro, e eliminando i denominatori si ottiene:

x + 3 = A(x - 2) + B(x - 3)

da cui, applicando il principio di identità dei polinomi, si costruisce il seguente sistema lineare di due equazioni nelle due incognite A e B:

   ð      ð      ð    

 

Come era da aspettarsi, si ottengono gli stessi valori per le costanti A e B.

Una volta calcolati A e B, si può procedere al calcolo dell’integrale come nell’esempio 1.

3.2. Radici complesse coniugate

 

Come nel caso precedente si decompone il denominatore D(x) in fattori primi irriducibili, andando a cercare le radici del polinomio.

Il denominatore della frazione si può decomporre nel seguente modo:

Il polinomio D(x) ammette, in tal caso, j radici complesse e  j radici complesse coniugate del tipo:

; … ;

La funzione integranda diventa si può scrivere nella forma:

ove le Ah e Bh sono costanti reali da determinare utilizzando il principio di identità dei polinomi.

Si osservi che a numeratore appaiono polinomi di I grado e non più delle costanti come nel caso precedente.

Esempio 3:  Calcolare il valore del seguente integrale:

Le radici del polinomio a denominatore sono:

x1 = 0; x2,3 = ±i;

Cerchiamo di scrivere il rapporto nella forma:

Utilizzando il principio di identità dei polinomi, si ottiene:

x2 + 3x + 2  = A(x2 + 1) + x(Bx + C)

da cui:

x2 + 3x + 2  = Ax2 + A + Bx2 + Cx = (A + B) x2 + Cx  + A

   ð 

 

e quindi la funzione integranda si scrive:

 

 

Tornando all’integrale di partenza si ottiene:

 

 

Si ottengono così tre integrali facilmente calcolabili.

3.3. Radici dotate di molteplicità

 

Si decompone ancora in fattori primi il polinomio D(x) al denominatore. Si cercano le radici del polinomio:

dove

2r1, 2r2,…, 2rj, m1, m2,…, mk

rappresentano gli “ordini di molteplicità” delle radici trovate (reali o complesse coniugate).

La funzione integranda si può riscrivere nel seguente modo:

 


dove le varie costanti reali
 Ah, Bt, Cs  vanno determinate mediante il principio di identità dei polinomi.

Esempio 4:  Calcolare

 

Le radici del polinomio al denominatore sono 3: x =0 ; e x =1 con molteplicità 2

Cerchiamo una forma equivalente della funzione integranda:

 

Le potenze del denominatore (x-1) si ripetono fino a raggiungere l'ordine di molteplicità. Quindi:

1 = (A + B) x2+ (-2A-B + C) x + A   ð    ð  

 

quindi l’integrale si può riscrivere nel seguente modo

Esempio 5:  Calcolare

È gr(N(x)) > gr(D(x))

 

Per decomporre tale frazione bisogna determinare le radici del polinomio al denominatore

  ð  x(4x4 + 4x2 + 1) = 0   ð  x(2x2 + 1)2 = 0

Le radici sono : x = 0 ; e  con ordine di molteplicità 2   ð  si hanno 4 radici complesse e 1 radice reale. Per il teorema di decomposizione dei polinomi la funzione integranda si può scrivere nel modo seguente:

  

ò

x2 + 2 = A(2x2 + 1)2 + (Bx + C)x(2x2 + 1) + (Dx + E)x     

ò

x2 + 2 = (4A + 2B)x4+ 2Cx3 + (4A +B +D)x2+ (C + E)x + A

 

da cui si ricava il sistema lineare nelle incognite A, B, C, D, E:

      ð       

 

Quindi la frazione si può scrivere come somma di frazioni, nel modo seguente:

 

Esercizio. Calcolare

 

4. Teorema di decomposizione dei polinomi

 

N.B. La tecnica di decomposizione dei polinomi non è finalizzata all’integrazione, ma può essere usata ogni volta che si ha a che fare con il quoziente di due polinomi che rispettino le ipotesi esposte.

 

Siano P(x) e Q(x) polinomi reali con coefficienti reali e tali che gr(P(x))< gr(Q(x)).

Se il polinomio Q(x) si può fattorizzare nel seguente modo:

risulta che :

§         2r1, 2r2,…, 2rj, m1, m2,…, mk sono gli ordini di molteplicità delle radici del polinomio Q(x).

§         m1 + m2 +…+ mk +2(r1 + r2 +…+ rj) = gr(Q(x)).

§         a1 ,a2 ,...,ai sono le radici reali dell’equazione Q(x)=0

§         x2 + p1x + q1, …, x2 + pjx + qj  sono polinomi di secondo grado irriducibili nel campo reale, ossia ammettono radici complesse coniugate.

 

Il rapporto  si può esprimere come somma di frazioni parziali nel seguente modo:

 

 

ove le costanti reali A, B, C si determinano mediante il principio di identità dei polinomi.